Ieri il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di otto misure di protezione del clima che riguardano obiettivi di energia rinnovabile, aviazione, mitigazione dell’inquinamento, gestione delle foreste e normative sui veicoli.

La nuova norma obbliga ogni auto e furgone di nuova immatricolazione a essere a emissioni zero a partire dal 2035, vietando di fatto i motori a combustione interna per uso privato e per piccole imprese. I legislatori hanno sostenuto la proposta con una forte maggioranza e hanno respinto la proposta del Partito popolare europeo di attenuarla fino ad un taglio del 90%. Inoltre, è stato adottato l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni di CO₂ di tutti i veicoli entro il 2030.

Il Partito popolare europeo ha sostenuto che la legislazione si concentra esclusivamente sui veicoli elettrici ed esclude lo sviluppo di carburanti sintetici. I parlamentari hanno riconosciuto la tattica del lobbismo e hanno respinto categoricamente l’emendamento.
Jens Gieseke, parlando a nome del PPE, è ricorso alla vecchia affermazione secondo cui alimentare le auto elettriche con elettricità generata da combustibili fossili non produce alcun beneficio in termini di emissioni. Sembra aver trascurato il fatto che l’UE sta già superando i suoi traguardi legati alle energie rinnovabili, che attualmente superano il 22% e si prevede di raggiungere almeno il 32% della produzione totale entro il 2030, con diversi Stati membri già al di sopra di tale parametro.

L’Europa è il terzo paese più inquinatore del mondo.
Un’ampia coalizione di politici concorda sul fatto che i veicoli elettrici sono solo un pezzo del puzzle e che ridurre il numero complessivo di automobili sarebbe un obiettivo ancora più desiderabile. Il trasporto pubblico è promosso come soluzione a molte sfide, ma può realisticamente funzionare solo nelle aree urbane, lasciando le regioni rurali dipendenti dai veicoli privati, quindi resta ancora molto lavoro da fare. La nuova proposta sarà ora esaminata dai 27 membri dell’UE e, se tutti i delegati saranno d’accordo, diventerà legge.

Gli abitanti delle città lottano ogni giorno con lo smog.
La seconda parte del voto ha colto molti di sorpresa: il Parlamento ha programmato una decisione sulla revisione del tetto allo scambio di CO₂. L’industria pesante in tutta l’UE deve acquistare crediti di carbonio per compensare le proprie emissioni, e il tetto di questi crediti è destinato ad essere abbassato nel tempo, spingendo le aziende ad adottare nuove tecnologie e ridurre la loro produzione.
Inizialmente il piano prevedeva un taglio del 67% rispetto ai livelli del 2005, ma è stato giudicato eccessivamente audace, inducendo i decisori a optare per una riduzione del 61%. Inaspettatamente, i legislatori dell’estrema destra, dei Verdi e dei socialisti si sono opposti, sostenendo che era insufficiente. Di conseguenza, l’UE rimane vincolata all’obiettivo precedente di una riduzione del 43% del limite massimo per lo scambio di emissioni di CO2, un risultato che appare illogico.

La contaminazione dell’aria rappresenta solo un aspetto del problema e restano necessari sforzi sostanziali.
Il dibattito sul taglio delle emissioni non è più rinviabile; il cambiamento climatico sta indubbiamente accelerando e l’opportunità di prevenirne gli effetti peggiori è svanita. La nostra attenzione deve spostarsi sull’adattamento quanto più efficace possibile. Mentre alcune misure vengono implementate rapidamente, altre vengono trattate come se fossero una partita di calcio di quartiere. Le estati continuano a battere i record di temperatura, gli inverni diventano sempre più rigidi, le nazioni affrontano carenze idriche e alimentari e sopportano le conseguenze di condizioni meteorologiche estreme, eppure i politici occupano camere climatizzate, organizzando voti tattici e negoziando accordi di lobbying.