Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta agitando le acque con una proposta che potrebbe scuotere seriamente il panorama automobilistico: un potenziale divieto di software e hardware cinesi nei veicoli venduti negli Stati Uniti. La proposta, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale, mira a ridurre l’influenza della tecnologia cinese sulle auto e sui camion americani.
Se approvata, questa legislazione creerebbe notevoli conseguenze, interessando non solo i veicoli fabbricati in Cina ma anche qualsiasi automobile, indipendentemente dall’origine, che utilizza componenti o software cinesi. I componenti russi sono sottoposti ad un esame simile, anche se la loro presenza nel settore automobilistico è praticamente insignificante.
Questa proposta di divieto, accennata per la prima volta a luglio e ora sotto esame pubblico per 30 giorni, non sarebbe immediata. Le restrizioni sul software entreranno in vigore per i modelli rilasciati nel 2027, mentre i divieti sull’hardware entreranno in vigore nel 2030. Il regolamento si rivolge specificamente ai veicoli stradali, lasciando intatti i veicoli agricoli, minerari e ferroviari.

Un aspetto interessante di questa situazione è l’attuale tariffa del 100% sui veicoli elettrici cinesi, che li ha effettivamente esclusi dal mercato statunitense. Ciò potrebbe indurre a interrogarsi sull’impatto pratico di questo nuovo regolamento, poiché le case automobilistiche cinesi hanno già una posizione minima nel mercato americano.
Il ministro del Commercio statunitense Gina Raimondo sottolinea la necessità di misure proattive. "Non aspetteremo finché le nostre strade non saranno piene di automobili, e il rischio è estremamente significativo", ha affermato, sottolineando la crescente connessione dei veicoli moderni e il potenziale di scambio di dati con entità esterne.
In sostanza, questo regolamento vieterà la vendita di praticamente tutti i veicoli di fabbricazione cinese negli Stati Uniti, anche quelli costruiti da aziende americane come General Motors o Ford in Cina. Anche le automobili dei produttori europei potrebbero essere colpite se utilizzano hardware o software che rientrano nel regolamento. C'è un barlume di speranza per le case automobilistiche, poiché potrebbero essere in grado di richiedere esenzioni, anche se i criteri rimangono poco chiari in questa fase.

La Cina ha recentemente accusato gli Stati Uniti di concorrenza sleale riguardo ai sussidi per i veicoli elettrici ai sensi dell’Inflation Reduction Act. In risposta, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha accettato di indagare su questi sussidi statunitensi.
Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti continua a spingere per rafforzare le catene di fornitura nazionali di veicoli elettrici. Il Dipartimento dell’Energia ha recentemente stanziato 3 miliardi di euro in sussidi per progetti relativi alle batterie, e ora la società di investimento Monroe Capital è pronta a istituire un fondo da 1 miliardo di euro per fornire prestiti ai fornitori automobilistici di piccole e medie dimensioni che stanno passando alla produzione di veicoli elettrici.