Se questa settimana ti ritrovi a passeggiare per New York e vedi un poster che ti chiede se sei un "dipendente dal succo di dinosauro", non allarmarti. Non si tratta di una nuova crisi sanitaria pubblica, ma piuttosto di una nuova coraggiosa campagna del produttore di auto elettriche Polestar. L’azienda sta adottando un approccio insolito per promuovere i veicoli elettrici inquadrando il legame di lunga data del pubblico con le auto a benzina come una “relazione tossica”.
Nell’ambito delle sue attività durante la Climate Week NYC, iniziata il 22 settembre, Polestar ha tappezzato la città di messaggi provocatori. Sono progettati per indurre le persone a riflettere due volte sui loro veicoli a gas.

Alcuni manifesti incoraggiano addirittura le persone a chiamare una hotline speciale se sospettano di avere una relazione tossica con la benzina. Chi chiama questo numero non riceve un terapista, ma riceve una serie di messaggi preregistrati che offrono informazioni sui combustibili fossili e suggeriscono un'alternativa più sana: le auto elettriche.
La campagna è volutamente dirompente, progettata per eliminare il rumore in una città dove, ogni giorno, oltre mezzo milione di auto si riversano nel solo centro di Manhattan. Polestar sostiene che gli effetti negativi di questa dipendenza sono chiari, dalla scarsa qualità dell’aria al rumore costante. Utilizzando il linguaggio delle relazioni personali malsane, l’azienda spera di creare una connessione emotiva con i consumatori ed evidenziare gli svantaggi di restare fedeli a una tecnologia obsoleta.

Secondo Fredrika Klarén, responsabile della sostenibilità di Polestar, i tempi sono fondamentali. "Mentre molte aziende automobilistiche tradizionali stanno facendo marcia indietro rispetto alle loro promesse sul clima, noi stiamo facendo il contrario", ha affermato. Klarén, che è anche relatore di spicco al panel della Climate Week NYC, ha sottolineato che Polestar rimane pienamente impegnata per un futuro a zero emissioni. L’azienda vede questa campagna come una spinta necessaria per accelerare la transizione dal motore a combustione interna, definendo un’urgente necessità per l’industria di fare la sua parte nell’affrontare il cambiamento climatico.
I numeri alla base della campagna dipingono un quadro inquietante del problema che Polestar sta cercando di affrontare. Il trasporto stradale globale è responsabile di oltre il 15% di tutte le emissioni legate all’energia, con le auto e i furgoni privati che da soli consumano più di un quarto di tutto il petrolio utilizzato a livello mondiale. Lo slancio per i veicoli elettrici potrebbe essere in crescita, ma la transizione è ancora lenta.

Citando uno studio del luglio 2025 dell’International Council on Clean Transportation (ICCT), l’azienda rileva che un’auto elettrica a batteria produce circa il 73% in meno di emissioni di anidride carbonica equivalente (CO2e) durante tutta la sua vita rispetto a un’auto simile a benzina. Questo calcolo presuppone che il veicolo elettrico venga addebitato utilizzando il mix elettrico medio europeo previsto tra il 2025 e il 2044.
Per Polestar, la strada da seguire non consiste solo nel produrre auto elettriche, ma anche nel rendere l’intero processo più sostenibile. L’azienda sta lavorando attivamente al progetto Polestar 0, un obiettivo ambizioso per creare un’auto completamente a impatto climatico zero entro il 2030 senza fare affidamento sulla compensazione delle emissioni di carbonio.

Per dimostrare che il suo impegno va oltre le campagne di marketing, l'azienda punta ai suoi prossimi modelli. La Polestar 5, una gran turismo ad alte prestazioni, è stata costruita concentrandosi su materiali sostenibili. Secondo quanto riferito, la struttura dell’auto utilizzerà alluminio prodotto in fonderie che funzionano con elettricità rinnovabile, insieme a una percentuale significativa di alluminio riciclato.
Attraverso questa campagna e i propri obiettivi produttivi, Polestar sta inviando un messaggio chiaro. Come ha affermato Klarén, l’azienda intende “sfidare l’industria, i politici e i consumatori ad andare oltre le tecnologie obsolete e ad accelerare il passaggio verso una mobilità pulita”.